Stavi parlando sul serio, Kerry?

Ieri la Russia e la Siria hanno trasformato una boutade della diplomazia americana in una manovra per ritardare le operazioni militari contro l’esercito del presidente Bashar el Assad. O almeno così era stata fatta passare, come una boutade irrilevante, prima di diventare un argomento politico serio. Il segretario di stato americano, John Kerry, in conferenza stampa a Londra ha risposto così alla domanda di un giornalista, se fosse ancora possibile per Assad evitare la guerra: “Certo, se consegnasse ogni singolo pezzetto delle sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la prossima settimana. Se le consegnasse senza ritardo e anche consentendo il completo e pieno controllo sull’inventario. Ma non sta per farlo e non può essere fatto”.
9 SET 13
Ultimo aggiornamento: 14:44 | 6 AGO 20
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Ieri la Russia e la Siria hanno trasformato una boutade della diplomazia americana in una manovra per ritardare le operazioni militari contro l’esercito del presidente Bashar el Assad. O almeno così era stata fatta passare, come una boutade irrilevante, prima di diventare un argomento politico serio. Il segretario di stato americano, John Kerry, in conferenza stampa a Londra ha risposto così alla domanda di un giornalista, se fosse ancora possibile per Assad evitare la guerra: “Certo, se consegnasse ogni singolo pezzetto delle sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la prossima settimana. Se le consegnasse senza ritardo e anche consentendo il completo e pieno controllo sull’inventario. Ma non sta per farlo e non può essere fatto”. Come certificato poco dopo da una nota del dipartimento di stato, si trattava di una risposta retorica. “Kerry ha immediatamente chiarito che non stava facendo un’offerta seria”, scriveva Reuters. Troppo tardi. La macchina diplomatica russa, che non risparmia sforzi per ritardare e neutralizzare qualsiasi postura aggressiva contro Assad, si era già messa in moto. Da Mosca il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ieri mattina era con il ministro degli Esteri siriano, Walid al Moallem, ha detto che il governo russo chiederà alla Siria di consegnare tutto l’arsenale chimico e ha detto che questa iniziativa parte proprio dalle parole di Kerry. Ha inoltre detto che l’arsenale sarà distrutto e che chiederà alla Siria di aderire all’Organizzazione internazionale per la messa al bando delle armi chimiche (nell’agosto 2012 Mosca aveva rifiutato una proposta identica). Il ministro Moallem ha subito detto che “la Siria dà il suo benvenuto alla proposta perché crede nella saggezza della leadership russa, che tenta di evitare l’aggressione contro il nostro popolo”. Il trasferimento sarebbe possibile soltanto dopo un cessate il fuoco con i ribelli.
Il duetto Lavrov-Moallem ha colto al volo un’occasione che in realtà non esisteva, o c’era già un accordo? Il dipartimento di stato ha detto che dopo la conferenza stampa di Londra, quella della risposta di Kerry, l’americano e il russo si sono sentiti al telefono. Il primo ministro britannico, David Cameron, ha celebrato la possibilità: “Se fosse vero, sarebbe un salto in avanti immenso”, anche se ha avvertito che c’è da stare attenti, perché potrebbe trattarsi di una manovra per distrarre. Poche ore dopo, il viceconsigliere americano per la Sicurezza nazionale Ben Rhodes ha raccolto tra mille cautele il rilancio russo-siriano: “Daremo un’occhiata severa [alla proposta]. Qualsiasi trasferimento di armi chimiche alla comunità internazionale sarebbe uno sviluppo positivo. Restiamo scettici: fino a oggi non hanno nemmeno ammesso di avere un arsenale chimico. Quello che non vogliamo è uno stallo, in cui i siriani non rispettano gli impegni”.
Che ci fosse la possibilità di un accordo sottobanco si era detto subito dopo la scelta del presidente americano, Barack Obama, di chiedere il voto al Congresso sull’attacco alla Siria. Ad alcuni era sembrata una manovra dilatoria per guadagnare tempo. “Se Putin offrisse di portare le armi chimiche di Assad fuori dalla Siria, sarebbe una proposta capace di bloccare l’attacco. Obama potrebbe mostrare di avere ottenuto un vero risultato”, ha detto il 31 agosto il generale Amos Yadlin, ex capo dell’intelligence militare israeliana.

Le testimonianze di Piccinin e Quirico
Ieri Pierre Piccinin e Domenico Quirico hanno cominciato a parlare, dopo cinque mesi di prigionia dura passati nelle mani dei ribelli siriani. Piccinin ha detto di essere sicuro che “Assad non ha usato le armi chimiche, è un dovere morale dirlo, per me e Domenico”. L’inviato italiano ha preso le distanze: “E’ folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas” e ha raccontato di avere sentito tre ribelli parlare in inglese su Skype e dire che “l’operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l’occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato. Io non so se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia così”. Il Monde ha riservato al “turista della guerra” Piccinin un commento duro: è un utile idiota di Assad, un assadista che quando venne arrestato e picchiato dall’esercito siriano, il 23 maggio 2012, invocò l’intervento militare occidentale. Quirico si dice invece estremamente sorpreso dalla decisione di Obama di intervenire, pur sapendo che i ribelli sono jihadisti e stanno con al Qaida. Per ora, la minaccia americana dell’attacco sta producendo effetti politici prima impossibili.